Fedora – accessibile per cultura

Fedora è un’associazione culturale nata a Milano nel 2018 con l’obiettivo preciso di rendere la cultura accessibile a tutte le persone.

Lo fa accompagnando teatri, musei e istituzioni pubbliche e private con servizi di affiancamento, formazione, progettazione e strumenti dedicati come Tecla, ideato assieme a noi.

Un lavoro serio, specializzato e riconosciuto da un portfolio che parla da solo: realtà come Piccolo Teatro, Triennale Milano e Pirelli HangarBicocca continuano ad affidarsi a Fedora.

C’era solo un problema: la loro immagine non teneva il passo.

Capita, soprattutto a chi lavora a testa bassa su progetti che contano davvero: ad un certo punto ci si accorge che quello che si mostra non racconta più ciò che si è diventati. Per Fedora, dopo anni di crescita, era arrivato quel momento.

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L’immagine coordinata era rimasta indietro, i servizi poco chiari nella loro articolazione, e il sito faticava a dare il giusto peso a ciò che l’Associazione faceva ogni giorno. 

C’era però un aspetto da non perdere: la massima accessibilità di ogni elemento di comunicazione. Un bel vincolo, ma di quelli che diventano punto di riferimento nella progettazione. E da lì siamo partite.

Il restyling: il punto fermo diventa virgola

Nel restyling del marchio abbiamo lavorato sulla metafora già presente nell’identità storica. Il punto e virgola della precedente versione viene ereditato, ma trasformato, contrapponendo al punto fermo una virgola. Un semplice gioco grafico che racconta esattamente come Fedora vede e lavora all’accessibilità: non un traguardo da raggiungere, ma un percorso in continua evoluzione.

La tipografia istituzionale, elemento profondamente distintivo della nuova identità, è stata selezionata per garantire un’alta leggibilità: coerenza con la missione di Fedora in ogni dettaglio. La palette cromatica nasce in equilibrio fra riconoscibilità e contrasto ottimale per chi ha una visione ridotta.

Il concept: cultura come spazio aperto

L’accessibilità passa anche dal linguaggio e il passo successivo è stato proprio definire il nuovo messaggio chiave dell’Associazione. Insieme alla copywriter Giulia Zamboni, il vecchio “C’è sempre qualcosa da aggiungere” ha lasciato il posto a “Accessibile per cultura”: più diretto ed esplicito, capace di comunicare sia il cosa (rendere la cultura accessibile) che il come (diffondere la cultura dell’accessibilità).

La tensione verso l’apertura è amplificata nel visual istituzionale che vi accoglie in home page: una poltrona da teatro in mezzo al mare, immagine onirica e un po’ surreale, che decontestualizza l’oggetto più classico della fruizione culturale per metterlo in uno spazio sconfinato e inatteso.
Un’impresa che sembra impossibile, resa possibile: il riassunto perfetto del lavoro di Fedora.

Il sito: una casa virtuale che funziona davvero

ll sito web dell’Associazione è stato completamente ripensato, dalla struttura dei contenuti all’interfaccia grafica. La fase di progettazione UX ha preceduto tutto il resto: abbiamo mappato i servizi, riorganizzato le informazioni per target e definito una gerarchia che guida l’utente senza affaticarlo

Il risultato è una navigazione chiara: ciò che Fedora fa e per chi lo fa emerge subito, senza ambiguità. Così, istituzioni pubbliche e realtà private trovano ciascuna il proprio spazio, con contenuti pensati per rispondere alle loro domande specifiche

Ovviamente, ogni scelta grafica e strutturale è stata valutata anche in chiave di accessibilità digitale: non come vincolo da rispettare a posteriori, ma come criterio di progettazione integrato fin dall’inizio. Un approccio che ha trovato conferma nel riconoscimento ufficiale da parte di Yeah! impresa sociale, che ha certificato il sito come pienamente accessibile.

Progettare per Fedora ci ha ricordato un principio sempre valido: quando accessibilità e usabilità lavorano insieme, il risultato è quasi sempre una comunicazione migliore, per tutte e tutti.

 

– Fotografie di reportage su gentile concessione di Fedora:
Ph. Fanni Fazekas, Sara Meliti, Samira Mosca, Carlotta Stracchi.